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2.06.2011

Today I'm brown ... ANTIQUE SEPIA PHOTO BROWN !

Da piccola adoravo passare le giornate tra i bauli e le scatole antiche e polverose delle mie nonne curiosando tra le vecchie foto sbiadite che ritraevano persone mai conosciute ma a cui mi sentivo legata.. visi sfocati che portavano i caratteri di qualche zio o cugino ... e facevo molte domande (già da piccola ero abbastanza curiosa e rompiscatole) ..volevo scoprire tutti i segreti nascosti dietro quelle immagini e la dove il racconto non fosse sufficientemente intrigante arrivava la fantasia... storie di amori e avventure che arrivavano a volte ad occupare i miei sogni durante la notte!


“E’  una  illusione che le foto si facciano con la macchina ….Si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa” (H. Cartier Bresson)


Ed oggi tra aghi.. fili .. fiocchi .. merletti .. pizzi .. nastri .. spille .. bottoni .. mi sento ispirata e come sprofondata in un'antica foto... preso le sembianze di quella donna...probabilmente di fine '800 ... nel suo elegante abito lungo ripreso in vita e i capelli lunghi raccolti in un nido perfetto ...  sono una foto dalle tinte seppia... un immagine antica che evoca il passato... adoro le domeniche pomeriggio passate in casa.. accompagnata dalla musica di violini e pianoforti .. nella mia stanza dalle pareti lilla e oro .. manca solo un caminetto acceso.. e così immersa tra i cappelli con un po' di creatività mi diverto a personalizzarli un po'! che ve ne pare ?? Il risultato mi sembra davvero meraviglioso.. non vedo proprio l'ora di sfoggiarli!:D 

IL LIBRO
Ritratto in Seppia (2001) è il racconto di una vita conosciuta, scoperta, vissuta attraverso le fotografie. Una “storia di sguardi”, un invito a guardare con occhi diversi il mondo e la vita. Aurora del Valle, la protagonista, è una donna inizialmente sola e chiusa in se stessa:trascorre la sua infanzia prima con i nonni materni, e poi con Paulina del Valle, la rivoluzionaria nonna paterna che la porterà a guardare il mondo senza fermarsi alle apparenze ma cercando sempre la verità, trasmettendole l’amore per la fotografia.


 “Amore” inteso come sentimento forte, totalizzante,  intenso, che la accompagnerà per tutta la vita. Quel “di più” che solo gli occhi innamorati riescono a vedere, e il segreto di Aurora è proprio questo, prendere coscienza che per fotografare bisogna prima amare, amare la vita per comprenderla e viverla fino in fondo, amare il mondo per conoscerlo ed entrare in sintonia con esso. 


“La sola cosa che si possiede è l’amore che si dà”, dirà la Allende in altre occasioni (“La vita secondo Isabel”, 2001). Ed è attraverso il suo sguardo di donna innamorata della vita e del mondo che Aurora riesce a chiarire la confusione del suo passato che scorre davanti agli occhi come una serie di ombre indefinite, ritrovare la sua memoria, definire la sua identità. Amare per crescere, per conoscere se stessi e gli altri, per stabilire una connessione intima e profonda con il mondo: attraverso la sua passione, Aurora riesce a fissare nelle immagini personaggi, famiglie, paesaggi, rendendosi conto, con il tempo, di poter leggere attraverso queste, non solo la realtà visibile ma sensazioni, sentimenti, verità nascoste.

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“Hats are like secret dreams. I want people to fulfil their dreams with my hats.” by Fiona Bennett, Berlin
foto

23 Rue Saint-Sulpice 75006 Paris, France 01 43 26 45 83
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GLI EVENTI A proposito di cappelli...
Il cinema con il cappello. Borsalino e altre storie.

Mai posare un cappello sul letto. Lo sanno bene i superstiziosi e gli amanti della pellicola Jules e Jim di Truffaut. La scena indimenticabile della protagonista del film è solo una delle tante che testimonia il legame che è sempre esistito tra cinema e un accessorio moda come il cappello. E, su tutti, il leggendario Borsalino


L'esposizione, ideata da Elisa Fulco, curatrice della Fondazione Borsalino, e dal critico cinematografico Gianni Canova, si sviluppa secondo cinque nuclei tematici. Si apre con "L’identità ovvero Il cinema con il cappello", un grande cilindro multimediale che evidenzia come il cappello abbia caratterizzato molti personaggi di finzione, da Indiana Jones Charlie Chaplin, facendo indissolubilmente parte della loro connotazione fisica. 


La seconda sezione "Il cappello che emoziona", è un percorso multisensoriale in cui le diverse sale ospitano cappelli di tipo diverso, ognuno legato ad una precisa emozione. 


"Scappellamenti e gesti" è una collezione di gestualità legate al cappello, dall'esultanza col suo lancio per aria, al riverente saluto d'altri tempi. Nella "Giostra dei nomi", installazione realizzata dal gruppo N!03, tutti i cappelli che possono venire in mente sono messi uno accanto all'altro, in una sfilza da capogiro.


 La mostra si conclude con la sezione "Borsalino lancia Borsalino", con la proiezione dei più celebri film legati al marchio e di un documentario del 1912, recentemente restaurato, che mostra la creazione del celebre cappello. 


Non è solo una galleria di immagini, ma un modo per capire come il cappello sia potuto servire nel cinema per evidenziare un cambiamento, una sconfitta, una rivendicazione, insomma, per ampliare il significato di ciò che si voleva esprimere. 


Dal 18 gennaio al 20 marzo 2011
Triennale di Milano
Viale Alemagna, 6
Milano

Martedì, mercoledì, sabato e domenica, dalle 10.30 alle 20.30
Giovedì e venerdì, dalle 10.30 alle 23.00

 Gioielli e cappelli: ritratti di donne in un secolo di fotografia, 1860-1960

Saranno esposti anche gioielli, ventagli, toilette, ombrellini da sole, orologi di antiquariato. Vernissage venerdì 11 febbraio ore 17.30 con un gran ballo ottocentesco nell'elegante cornice della Sala Bastogi al primo piano di Villa Fabbricotti: protagonisti i danzatori della Società di danza-Circolo livornese che volteggeranno sulle noti di Verdi e di compositori del periodo risorgimentale.


La mostra illustra l'evolversi della figura femminile in un arco di tempo che va dal 1860 al 1960 circa. I preziosi documenti fotografici selezionati (fra questi 60 originali, alcuni dei quali mai esposti al pubblico) tracciano e mettono in evidenza uno spaccato della storia e del costume, ma anche l'evoluzione della donna all'interno della società, del mondo del lavoro e nella famiglia, per mettere infine in luce le tendenze e le trasformazioni della moda nel corso degli anni.


Le fotografie esposte ritraggono volti di donne appartenenti a famiglie reali e alla borghesia, realizzate in epoche molto distanti tra loro. Pur nella loro diversità questi ritratti fanno emergere da un lato la volontà delle donne di mostrare se stesse tramite l'abbigliamento, la gestualità e l'intenzione dello sguardo, dall'altro l'abilità del fotografo di evocare nell'immagine l'essenza stessa della donna davanti alla macchina fotografica.
Info:
Biblioteca Labronica 'F.D. Guerrazzi'
Centro di Documentazione e Ricerca Visiva
Villa Fabbricotti - V.le della Libertà, 30
57100 Livorno
tel. 0586 264528 - fax 0586 264529
vmaria@comune.livorno.it

1 commento:

  1. Voi che ne pensate? Non sarebbe bello andare alla Triennale? magari prendersi un the con pasticcini o un aperitivo al bar bianco che c'è dentro?? camerieri sn carini e gentilissimi .. penso proprio che uno di questi giorni andrò in missione cappelli! ;) se vi volete unire basta dirlo....

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